Sono certa che solo leggendo il titolo il concetto si alleggerisce. Sì perchè anzichè pensare a degli errori si pensa ad una esperienza acquisita. E quindi ad un insegnamento raccolto.
Le parole sono importanti, sia quelle che si usano per farsi comprendere ma soprattutto quelle con cui ci si racconta o si dipinge la propria vita.
E continuando a elencare gli errori commessi si innescano meccanismi deleteri come il senso di colpa e successiva punizione per l'espiazione.
Una catena decisamente dolorosa.
Se invece si inizia a raccontare tali eventi come delle esperienze tutto prende un colore diverso, meno cupo e anzi, è possibile anche intravedere l'insegnamento acquisito e farne tesoro per successive scelte.
Ciascuno di noi ha imboccato strade sbagliate, sbandato su un lato, impattato anche con violenza forse, ma non ci sarebbe stata la scoperta di ciò che NON andava bene e di ciò che faceva male.
Mi piace ricordare la citazione di Thoma Edison
" Non ho fallito. Ho semplicemente trovato 10.000 modi che non funzionano".
Quindi non errori ma tappe necessarie nel processo di scoperta e conoscenza.
Similmente anche gli esseri umani procedono nella vita sperimentando e comprendendo mano a mano qual è la scelta più adeguata.
La saggezza nasce proprio da questo percorso costante e continuo e non si nasce già equipaggiati. Si chiama VITA, altrimenti che noia sarebbe...
E quante scoperte si perderebbero andando dritti verso la meta sicura senza imboccare sentieri diversi .
Anzi, certe volte ciò che inizialmente sembrava appunto un "errore", si rivela un'opportunità. Quante volte è successo?!
E poi...rimuginare OGGI sul fatto che IERI è stata presa una scelta sbagliata non ha senso, perchè IERI c'erano un'altra esperienza, un'altra percezione, un'altra consapevolezza certamente più acerbe. Quindi è necessaria molta comprensione per se stessi e realizzare che al tempo della decisione o del comportamento "sbagliati" è stato fatto il meglio con gli strumenti che c'erano a disposizione.
Quindi il punto è guardarsi indietro non per giudicare il proprio operato ma per accoglierne gli insegnamenti e renderli bagaglio da cui attingere.